——Bibliotechina Grassoccia——
capricci e curiosità letterarie inedite o rare
編集者:Filippo OrlandoGiuseppe Baccini
発行:1887年
引用サイト:Google Books
記載日:2011年9月17日

1583年3月10日 ヴェネツィア
ベリザーリオ・ヴィンタからフランチェスコ1世・デ・メディチ宛書簡
 Serenis. mio sig. et Padrone unico. —— Alli 27 del passato scrissi di Fiorenza a V. A. quanto allora mi accadeva. Non potetti partirmi alli 29, come havevo disegnato, ma mi messi in viaggio il di di calende, et quella sera mi condussi a Firenzuola. L' altro di passai Bologna fuor delle mura su le 24 hore et passai alla prima hosteria fuor della porta sulla strada maestra della posta per Mantova, et di quivi il di seguente mi incamminai, seguitando il cammino ordinario della posta, verso Buonporto, et vi alloggiai. Et l'altro giorno, alli 4, mi condussi a San Benedetto, tenendo questo cammino come il più sicuro, più grato alli Mantovani, dove sarei stato manco osservato per esser frequentato quotidianamente, et per fuggir da Ferrara, conforme al comandamento di VA Et havendo con il Donati resoluto nel suo partire, che questo fusse il viaggio più coperto, trovai al Fo preparata una barca a mia requisitione, et imbarcatomi la mattina de' 5, fui, ma con vento contrario sempre, a Chioggia, alli VI a duo hore di notte, et quivi licentiata la barca del Po, et sodisfattola, sebbene quelli huomini havevano havuto ancho danari dai mantovani, et per il mangiare et per il dormire vi era ogni cosa provvisto, ma io descesi sempre in terra per amor delle donne, presi una chioggiotta con otto remi et me ne venni qui alli VII a 23 hore con fatica grande, essendoci guast il tempo con vento grecale gagliardo per prua, et una pioggia minuta come nevistio, et il mar grosso che ci fu forza buttar via tenda, et non ci bisognava meno che haver quelli VII huomini valenti et pratichi. Et se nelle altre giornate per terra non mi havesse favorito il bel tempo, siccome fece, stentavo qualche giorno d'avvantaggio a condurre queste donne et la lettiga, senza la quale questa fanciulla non ci giugneva viva, non essendo per nove anni o più uscita a pena d' una stanza, et cosi ha patito assai, et ha come perso l'appetito, non so se per troppa allegrezza di questa sua fortuna, o pur per troppo timore et vergogna, perchè in vero si vede che per natura et per educatione ella è costumatissima. Sopra l'acqua ell'ha ben fatto miracoli, perché l'ha tollerata senza fastidio, ma con la sua solita inappetenza sempre. Il Sig. Principe di Mantova era comparso qui la sera de' V et aspettava me alli VI, et perché soprastetti fino alli VII, per non mi esser partito alli 29, come ho detto, stava con sospetto che non mi fusse intervenuto qualche sinistro impedimento, si come era avvenuto alla barca dei servitori del sig. Carlo Gonzaga, che venendo dreto al Principe sola, et assai lontana dalle altre, fu, vicino alla Stellata, luogo del Sig. Duca di Ferrara, a suon d'archibusate fatta fermare et visitata dalli Farinelli , che pensavano che vi fusse l' argenteria, o pur cercavano di qualche loro inimico; et non vi havendo trovato nè l'uno, nè l'altra, lassorno seguitarle il suo viaggio senza farle altro danno. Quanto il viaggio m' è parso felice, tanto è stato infelice l'arrivo, poichè mandando un po' innanzi a veder di M. Guglielmo, et ad avvertirlo con la oircospettione che conveniva, della mia venuta ad alloggiar seco, trovai che boccheggiava, et alli VIII circa le 19 hore fini di spirare con mio dispiacere infinito, et. con gran disconcio et storpio per non haver qui puro uno con chi poter parlare et confidare, et perchè non havevo saputo nulla della sua infirmità, et però mi ero condotto a dirittura al suo alloggiamento. Giudicai per lo migliore if fermarmivi per non far di me maggior mostra et per non havere andare su camere locande, et alla balìa di Mons. Abbioso che governa tutta la casa, et a un suo cugino, per esser ricevuto in casa, et per haver la comodità delli arnesi, chè nel resto mi provveggo di ogni cosa da me, mi è slato forza il discoprire la mia persona con proteste di taciturnità, ma non il segreto, nè il fine della mia venuta. Bene è vero che uno astante di M . Guglielmo, giovane lucchese, come mi vidde, disse che io gli parevo il cav. Vinta, ma si fece San Piero arditamente, et per il cammino anchora, non pstante che io non habbia croce, et che havessi habbia croce, et che havessi mutato habito, non vi è stato postiere, nè hoste, poichè in dicennove volte son passati per quasi tutte queste bande, che non mi habbia conosciuto a mio dispetto, ma hanno creduto che io me ne vada in Alemagna, et la fanciulla la fussi figliuola del sig. Capitano Frearbergher. Subito arrivato mandai una poliza in mano propria al Secretano Donati, essendo la casa del sig. Duca di Mantova sul Canal grande, molto vicina a questo casino di Mons. Abbioso, che immediate se ne venne da me, et rimanemmo, che alle due hore di notte io me ne andassi in camera sua dove verrebbe il Principe ad abboccarsi meco, et così seguì la notte stessa delli VII, et alla sua presenza del Donati solo, doppo l' avergli baciato le mani et fattogli le raccomandationi et le offerte di VA et della Sereniss.a Granduchessa mia signora, gli dissi che due potentissime cagioni havevano mosso le Altezze Vostre a questo; che l'una era le novellate sparse da altri con tanta asseveratione et con tanta particolarità, che ben si conosceva, che havevano havuto per mira di farle credere, et che se ben l'Altezze Vostre si havevano immaginato, e s'immaginano più che mai, che ne fussino non solamente false, ma forse anche maligne, che si ritrovavano però in questa necessità per giustificatione del mondo et per quiete et discarico delle anime loro. Che se fusse piaciuto a Dio et al sig. Duca suo padre, che il primo accasamento che egli havesse concluso, fusse stato con l'A. V., che non saremmo hora in questa difficultà. Che l'altra cagione era l' affetionato et acceso desiderio che le Altezze Vostre havevano maggior che mai, di haver l'Altezza Sua per genero et per figliuolo, et che non restasse impedita una congiuntione cosi bella, anzi che si effettuasse con stabilimento di perpetuo et sincero amore; che sì come per questi respetti le Altezze Vostre ringratiavano l'A. Sua, che si fosse disposta a venir liberatamente a questa pruova, che così anche la pregavano al farla con quella ingenuità che ricercava il caso, et che meritava l'affetione et intentione con la quale loro havevano camminato sempre in tutto questo negotio. Et io anchora, che havevo questo peso su le spalle, humilmente lo supplicavo a far di maniera, con il proceder da quel Principe che egli è, che servendo fedelissimamente le Altezze Vostre, miei Patroni, sicome n'ero tenuto et resoluto, potessi anche servire l'Altezza sua con una diligente relatione d' una nuda ed aperta verità, ricordandole che ogni piccola omhra et sospetto guasterebbe il tutto. Risposemi al complimento di cortesia con parole affettuosissime et reverente verso l'una et l'altra delle Altezze Vostre, et al restante che egli, senza guardare al nulla, si era resoluto di venire a questa pruova per confonder li maligni et bugiardi, et per satisfare le Altezze Vostre et mostrar loro così tanto maggiormente quanto egli apprezzi di diventar loro, con sì gran legame, figliuolo et servitore, et che quanto alle chiarezze io non dubitassi che egli era cavaliero, et che aveva stimato sino ad hora, et voleva stimar sempre, l 'honore più che la vita, et che voleva che io vedessi et toccassi. Et poi si entrò in altri propositi di piacevolezza, et del viaggio, et ritiratosi solo solo alle sue stanze, io fui poi cavato per una scala segreta, et subito saltato in gondola mi ricondussi al mio alloggiamento, parendomi che più qui che in qualsivoglia altro luogo, che 'io habbia visto sino ad hora, siano pronte et accomodate le opportunità da negotiare et trattare nascosamente. La sera delli Vili il Sig. Principe, il sig. Carlo Gonzaga et il Donati vennono al mio alloggiamento, et volse il Principe che io andassi seco fuor di Venetia in gondola coperta; disse per addomesticarsi meco et per vedermi in viso meglio che non haveva fatto la prima volta al lume di candela, et con familiarità et libertà si ragionò di cose allegre, et mi volse poi rimettere in casa, dolendosi molto spesso della mala fama sparsagli contro ingiustamente, et mostrando sempre gran reverenza verso le Altezze Vostre et gran desiderio di restar congiunto con loro a dispetto dei maligni, ché questa parola usava egli; et a due hore della medesima notte delli VIll volse venire alla medesima compagnia a veder la giovane, et ne rimase molto sotisfatto, mostrando gran risentimento di volontà per assaltarla allhora, ma io non volsi, perché appunto alli V le havevano cominciato le sue purghe, et era anchora un po' dibattuta del viaggio. La sera de IX ritornò il Principe accompagnato nel medesimo mod a riveder la giovane, et sempre gli è piaciuta più, et fece forza, ma gentilmente, di haverla , et io non acconsentii respetto al giorno del venerdi, et perchè il paese durava anchora piovoso et lo reputavo nostro disvantaggio. Si è ferma la giornata per questa prossima notte, se il paese sarà rasciutto a bastanza, come si spera. M. Piero Galletti ha avuto una efemera, ma hoggi sta bene et tengo per fermo che non havrà altro, et respetto alla sua età mi sono ingegnato di dargli per viaggio quelli maggiori commodi che è stato possibile, nondimeno ha patito alquanto, ma potrà nel negotio far la parte sua molto bene. Il Principe mi par bello, di statura come la mia et maggiore, pieno di carnagione, di pelame biondo, et porta come mezza zazzera, et spunta hora un po' di lanugine di barba nella parte di sopra alla bocca, et in tutta la persona è tutto proportionato et agile, per quello che ho possuto osservare sino ad hora, et se le parti occulte et la pruova corrisponderanno all' apparenza di fuore, io per me credo che VA ne rimarrà satisfattissima. Dimostra una libera ingenuità di procedere in ogni conto, veste volentieri alla franzese, et dilettandosi infinatemente della caccia, et massime di porci cinghiali, mi ha detto che gli pare ogni hora mille anni di venire alle caccie di Toscana, parlando sempre del parentado come di cosa fatta, et della pruova, come che egli non ci habbia un dubbio al mondo. L'alloggiamento che io ho, per la sicurezza della pruova mi pare al propositissimo, havendo io fatta camera di una saletta che ci è, dove dormo et mangio io, et nella camera che ha detta saletta, et che non vi si può entrare d' altrove, sta la giovane. Attaccato a detta camera è uno andare di legname che serve di terrazzino, et cammina verso il canal grande, donde si potrebbe dalla casa vicina entrar facilmente, ma ci è cosi buona porta nella camera stessa, et con si buon serrame et chiave di drento in camera, che sta sempre appresso di me, che non ci ho timore alcuno. Ha poi detta camera due finestre, che oltre che hanno buon serrarne di drento et confitto, et da aprirsi difficilmente senza strepito che io non sentissi, poiché starò sempre custode nella saletta all'uscio della camera, et la camera è piccola. Farò anche in quelle ore passeggiare a piè di dette finestre il capitano Augustino Digni, servitore di VA et da fidarsene, havendolo io menato meco per ogni buon respetto, et certo lo trovo discreto, accorto et da fatti, et cosi custodirà non solo le finestre, ma per maggiore cautela anchora terrà d'occhio al terrazzino. Mi ha detto il Principe che il Sig. Vittorio è stato da lui, e che haveva voluto , n' propositi che gli haveva tocchi, mostrar di haver notitia di tutta questa pratica, et che fra le altre cose disse, che verrebbe qua presto un huomo di V. A.; ma non gli ha saputo mai nominar chi. Repliai sopra di questo, che dalla parte di Vostre Altezze non si haveva potuto usar secretezza maggiore, et che la serenissiama Granduchessa mia Signora per questo respetto non mi haveva voluto né lettere, né commissioni non solo per il Sig. Vittorio, ma neanche per il Sig. suo Padre, et che spesse volte o si ostina alle cose con l' immaginatione et discorso, o si mostra artifitiosamente d'havere qualche notitia per allettare altrui a palesare il tutto.
 M. Livio Collini il di doppo il mio arrivo venne per visitare M. Guglielmo, ma non penetrò nelle mie stanze, che stavano ben serrate, et mi hanno detto questi di Monsignore che domandò se ci erano arrivati forestieri, et che gli fu risposto, che Monsignore haveva indirizzati al casino alcuni gentilhuomini fiorentini con donne, che andavano a sollazzo, et che non cercò altro, ne mai più poi ci s' è visto raggiratisi. M. Guglielmo è morto santamente, et haveva qui l' amore et la gratia d' ognuno, et si faceva molto pratico et valente, non risparmiando alcuna fatica per servir bene VA Lo sconsolato suo padre, il quale però non mi ha visto, venne in tempo di accompagnarlo alla sepoltura. Riscontrerò quei libri del Militia con lo Inventario e poi farò ammagliare et sigillare le casse et consegnarle al procaccio. Et vederò anche le scritture di M. Guglielmo, et si serreranno et sigilleranno in una cassetta che si lasserà in mano di M. Aurelio Abbioso, cugino di Mons., portando però meco, se vi sarà alcuna cosa di qualche importanza, et questo Sig. Aurelio, in sede vacante, haverà la cura di tutte le lettere, et scriverà quello che potrà, mostrando d'essere uno huomo dabbene et savio, et nel mio ritorno ragguaglierò VA minutamente, et humilissimamente inchinandome le prego sempre felicità.
Da Venetia alli X di marzo 1583.
Fedeliss. et Obbl. Servo
Belisario Vinta
参考文献
そこそこアレな感じで